22 nov
Posted by: Andrea Lanfranchi in: Internet
Ci risiamo, sento il sangue che ribolle nelle vene, un istinto omicida mi cinge le tempie … inizio a sragionare e ad inveire. Ma perchè diamine la gente è così dannatamente fessa ? Ci vuole davvero così poco per farli cadere nell’ennesima catena bufala ?
Di che parlo ? Ecco qua l’ennesimo messaggio girato e ripostato e rilinkato ad-cazzum che mi sono trovato nel feed della mia bacheca:
Sarà la cinquantesima volta che lo vedo, nonostante ogni volta io cerchi, con le buone, di far capire all’eccitato editore (che crede di aver scoperto un segreto che pochi sanno e con salvifico spirito altruista si mette al servizio della comunità) che si tratta di enormi prese per i fondelli aventi per unico scopo la misurazione del grado di alloccaggine che caratterizza il popolo del web. Già altri prima di me si sono occupati della questione legata a questa bufala ed è bene integrare le loro correttissime osservazioni con un fatto nuovo: da qualche giorno Google è in grado di indicizzare anche i commenti che emergono da quei siti che utilizzano la piattaforma Facebook Comments.
Tuttavia non voglio analizzare il problema tecnico o il fatto che effettivamente nei risultati organici di Google possano apparire messaggi e commenti che si pensava restassero “riservati” quanto piuttosto concentrarmi su aspetti più gravi legati alla totale assenza di ragionamento dimostrata dagli incauti sostenitori di questa catena:
Sono queste le domande che mi fanno impazzire : perchè, caro navigatore utonto, spero di non offenderti troppo ma … sei un pistola ! Fagociti passivamente come un animale da allevamento tutto il cibo di pessima qualità che ti viene propinato perchè non ti poni nemmeno il problema che ci possa essere qualcosa di diverso, non ti fermi mai ad analizzare cosa stai mangiando e se effettivamente ti fa bene o no. E’ lì … è l’unica realtà che ti si para davanti e la ingoi. Se poi qualcuno è bravo a farcirla con qualche lezioso orpello (tipo far credere che sia una cosa che sanno pochi eletti, che sia una cosa quasi da censura che non si deve sapere, che sia qualcosa che nasconde segreti inenarrabili o che violi i tuoi diritti civili) … tu ingoi e ricachi le stesse scemenze inoltrandole a tutti, addirittura, spesso, pensando di aver adempiuto ad un nobile compito: quello di salvare gli altri. Ed è così per la catene bufale come queste, per il tuo nullo senso di servizio che si ferma alla mera adesione (per inoltro) a qualche iniziativa digitale (fatelo girare … è il motto … ma poi si ferma tutto li), per la tua totale ignoranza sull’utilizzo di strumenti come Facebook (a proposito del quale credi di aver diritti … ma quali diritti ? non hai pagato una lira per un servizio basato sul nulla e pensi anche di avere dei diritti ? ma per piacere dai … ). E quel che è peggio … reiteri ! Ci riprovi ogni volta con ogni possibile catena … “forse non serve a niente, ma provare non costa nulla” è il tuo tentativo di smarcarti dalla responsabilità di apparire un perfetto idiota ! Tu e tutta quella massa di pecore che subito sotto, gaudenti, si agitano gridando “L’ho fattoooooo … l’ho fattooooo”.
Qui non si tratta di essere degli esperti maghi del computer, si tratta di accendere il cervello come sarebbe d’obbligo in qualsiasi altra situazione di vita reale. Eppure, per motivi che mi sfuggono, qui il cervello spesso lo spegni, come se rubasse energia preziosa al pc o al tablet che ti sta di fronte.
Caro utonto pistola … vivrai per sempre nel paradosso di odiare lo SPAM e di esserne contemporaneamente la principale causa, di temere i virus per computer e di esserne il principale veicolo di diffusione, di cercare di migliorare le tue comunicazioni e le tue interazioni sociali essendo però attratto solo dal futile e dal superficiale, di pretendere rispetto per la tua privacy quando sei tu stesso a mettere in piazza il tuo privato. Tu credi di avere il controllo … ma non è così … per il social networking sei un animale da ingrasso, una unità in più verso la c.d. “massa critica”, un’altro account con cui il proprietario della tecnologia che usi … gioca e guadagna. Punto !
Una delle pratiche più fastidiose messe in campo da produttori di contenuti, siano essi blogger o editor di siti più complessi, è quella dell’ Hot-linking: ovvero inserire nelle loro pagine il link diretto alle immagini ospitate dal sito, e quindi dal server, di altri. Generalmente questa tecnica deriva da dei banali “copia e incolla” dei contenuti per metterli da qualche altra parte: già questo è scorretto … ma pazienza. Quello che da fastidio invece è il fatto che ogni volta che il contenuto clonato o copiato viene visualizzato da un browser, le immagini vengono invece recuperate dal sito, e quindi dal server, originario il quale è come se fungesse da semplice cartella condivisa per i file: non solo quindi vi hanno fregato il contenuto ma dovreste pure regalare “banda” a chi non si è nemmeno preso la briga di scaricare le immagini e di linkarle in modo corretto.
Se il vostro sito è ospitato da un web server Apache è possibile bloccare questo comportamento scorretto utilizzando un file .htaccess oppure, meglio, direttamente il file di configurazione del sito letto da Apache. In pratica si tratta di istruire Apache a bloccare l’accesso a tutte le immagini ospitate nel sito di cui venga fatta richiesta senza che sia indicato come Referer (ovvero come sito di origine) il sito origine stesso.
Mi spiego meglio : ogni volta che un browser legge una pagina html, prima legge il contenuto del codice html stesso e poi inizia a recuperare tutti gli oggetti linkati dal codice stesso come ad esempio fogli di stile (CSS), script in vari linguaggi ed anche, ovviamente le immagini. E quando il browser fa richiesta al server di una determinata immagine indica anche quale sia la pagina (e quindi l’URL) sul quale sta lavorando o dalla quale proviene: questa indicazione si chiama “Referer”. Quindi per impostare il blocco basta che il Referer sia diverso dall’URL del vostro sito per impedire la visualizzazione delle immagini.
Per iniziare è necessario accertarsi che sul server che ospita il vostro sito sia installato e disponibile il modulo setenvif : se avete dei dubbi chiedere al supporto tecnico del vostro servizio di hosting. A questo punto potete inserire nel file di definizione del vostro sito all’interno di Apache la seguente direttiva:
1 2 3 4 5 6 7 8 9 | <FilesMatch "(?i)^.*\.(ico|flv|jpg|jpeg|png|gif|js|css)$"> SetEnvIfNoCase Referer "^http://www.anlan.com/" locally_linked=1 SetEnvIfNoCase Referer "^http://www.anlan.com$" locally_linked=1 SetEnvIfNoCase Referer "^http://anlan.com/" locally_linked=1 SetEnvIfNoCase Referer "^http://anlan.com$" locally_linked=1 SetEnvIfNoCase Referer "^$" locally_linked=1 Order Allow,Deny Allow from env=locally_linked </FilesMatch> |
Ovviamente questo esempio riporta l’utilizzo del mio nome a dominio. Per il vostro dominio dovrete sostituire il vostro nome con e senza www.
Cosa dice effettivamente questa direttiva ? Per tutti i file che hanno una estensione di tipo immagine (e anche css) se il valore Referer passato dal browser non è un url del sito, allora nega la visualizzazione.
Semplice no ?
Attenzione ! Questa impostazione non impedisce in nessun modo che vi copino le immagini (e anche i contenuti) per incollarli da qualche altra parte, ma almeno non farete da prestatore di banda per utenti a sbafo !
Google ha recentemente annunciato qualcosa di molto interessante: di essere in grado di rilevare, tramite l’analisi dei propri dati, alcune forme di malware che possano aver infettato i computer degli utenti che utilizzano il motore di ricerca e che utilizzerà proprio le pagine dei risultati per avvertire gli sfortunati internauti dell’infezione da parte di una specifica forma di malware. Qui sotto potete vedere un’immagine di esempio sull’avviso che potrebbe comparire.
Come spiegato in un post del blog di Google, gli ingegneri si sono accorti di anomali aumenti di traffico generato da computer che sono stati infettati da uno specifico codice malevolo (che all’apparenza colpirebbe solo le macchine Windows). Tale traffico verrebbe poi reindirizzato attraverso una rete di server intermedi (proxy) che ne possono alterare o analizzare il contenuto. Questa è la prima volta che un motore di ricerca offre degli avvisi di sicurezza (a meno che non siano a pagamento ndr) così visibili nelle loro pagine. Ma non si tratta solo dell’interesse degli utenti: se il traffico google può essere reindirizzato allora vi sono serie possibilità che gli account possano essere compromessi e, di conseguenza, i grattacapi per MountanView aumenterebbero parecchio.