Anlan Blog

Un posto per scrivere quello che sento
Options:

Archivio categoria ‘Internet’

Molto spesso capita di visualizzare dei video pubblicati su youtube che si vuole conservare per rivederli con calma (magari qualche video tutorial) o per trasferirli sul proprio iPod o su altro dispositivo.

Il web è zeppo di programmini che dichiarano di poterlo fare, ma per cultura personale sono sempre assolutamente restio a voler installare degli eseguibili dei quali non sono assolutamente certo della paternità o che possono nascondere altro codice come ad esempio la continua apertura di pagine pubblicitarie.

Allora, con una piccola ricerca, ho scoperto che … non serve assolutamente nulla: o meglio, nulla che non abbiate già installato nel vostro computer. Si tratta di un piccolo script Java i cui riconoscimenti vanno a Lawrence Albert, nel cui blog Unlock For This, ho scoperto come fare.

Quindi come si scaricano i video ? E’ molto semplice: innanzitutto dovete utilizzare come browser uno tra Firefox, Opera, Safari o Chrome (gli utenti di IE purtroppo non possono utilizzare questo hack). Quindi : con uno dei browser appena indicati andate su Youtube ed aprite la pagina di visualizzazione del video che vi interessa. Mentre il video è in esecuzione dovete incollare nella barra dell’indirizzo del browser questo semplice codice:

javascript:window.location.href = 'http://youtube.com/get_video?video_id=' + yt.getConfig('SWF_ARGS')['video_id'] + "&sk=" + yt.getConfig('SWF_ARGS')['sk'] + '&t=' + yt.getConfig('SWF_ARGS')['t'];

Ripeto : copiate il codice indicato qui sopra, cliccate e selezionate tutto il testo che compare nella barra dell’indirizzo del browser, premete CTRL+V (oppure click destro del mouse e Incolla) e quindi premete invio. Immediatamente il browser inizia il download di un file con nome “video.flv”: selezionate il percorso dove lo volete salvare, dategli il nome che desiderate, e aspettate che il video sia scaricato.

Ovviamente potete automatizzare questa operazione creando un semplice segnalibro. In questo esempio utilizzerò Firefox:

  1. Avviate Firefox
  2. Selezionate il Menu Segnalibri -> Organizza Segnalibri
  3. Nella nuova finestra che appare, nella sezione sinistra cliccate su “Barra dei segnalibri” e quindi nella parte destra create una nuova cartella che chiameremo “Youtube”
  4. Ora clicchiamo sulla nuova cartella appena creata (che non avrà alcun segnalibro all’interno)
  5. Nella parte destra clicchiamo con il bottone di destra e selezionamo “Nuovo Segnalibro …”
  6. Nel campo Nome inseriamo “Scarica Flash Video (FLV)”
  7. Nel campo “Indirizzo” copiamo e incolliamo il codice indicato sopra
  8. Clicchiamo su Aggiungi

Ok, il gioco è fatto. Da adesso, quando siamo in visualizzazione di un video di YouTube, se vogliamo scaricarlo basta cliccare nella nostra barra dei segnalibri su “Youtube -> Scarica come Flash Video” ed avremo la nostra copia locale del video.

Oltre al formato flv è possibile scaricare il video anche in formato MP4 (qualità migliore). Il codice Java diventa :
javascript:window.location.href = 'http://youtube.com/get_video?video_id=' + yt.getConfig('SWF_ARGS')['video_id'] + "&fmt=18&sk=" + yt.getConfig('SWF_ARGS')['sk'] + '&t=' + yt.getConfig('SWF_ARGS')['t'];

Se nel video che state visualizzando è disponibile anche il bottone HD potete scaricare anche la versione in Alta qualità (720p) del video con questo codice :
javascript:window.location.href = 'http://youtube.com/get_video?video_id=' + yt.getConfig('SWF_ARGS')['video_id'] + "&fmt=22&sk=" + yt.getConfig('SWF_ARGS')['sk'] + '&t=' + yt.getConfig('SWF_ARGS')['t'];

oppure in alta qualità 1080p con questo codice :
javascript:window.location.href = 'http://youtube.com/get_video?video_id=' + yt.getConfig('SWF_ARGS')['video_id'] + "&fmt=37&sk=" + yt.getConfig('SWF_ARGS')['sk'] + '&t=' + yt.getConfig('SWF_ARGS')['t'];

Potrete quindi crearvi due segnalibri diversi a seconda del tipo di scaricamento che volete effettuare.

Ma come visualizzare poi i file appena scaricati ? Se avete Apple QuickTime già installato non avrete problemi di sorta. Se invece non volete utilizzare quicktime potete comunque avvalervi del vostro Windows Media Player scaricando gli opportuni codec. A questo proposito vi segnalo :

  1. Media Player Codec Pack (da CNet Downloads)
  2. K-Lite Codec Pack

Come ulteriore alternativa potete scaricare VLC Player per Windows.

Buon divertimento !

In diversi miei articoli precedenti mi sono occupato della protezione antivirus. Da questi si potrebbe pensare che io stesso ne sia un’estimatore: tutt’altro. Faccio di tutto per vivere senza questi programmi che vi si propongono nei flavour più disparati: antivirus, antimalware, antirootkit, anti-qua, anti-la, security suite ecc. Le motivazioni di questa mia attitudine sono molto semplici.

Primo : come già spiegato in precedenza la guerra che si combatte quotidianamente tra i buoni e i cattivi ha del paradossale. Mentre da un lato i cattivi si inventano cose nuove per cercare di intrufolarsi nel vostro computer, i buoni si scervellano per cercare di individuare i codici malevoli generati dai cattivi, i quali, nuovamente, scoperto che ci sono delle contromisure per eludere i loro attacchi, trovano altre forme per il loro codice che non siano facilmente individuabili. Tutto questo porta ad una proliferazione del codice malevolo in circolazione e, di conseguenza, all’ingigantimento dei database di impronte virali che vengono installati sul vostro pc dall’antivirus. Il risultato ? E’ che alla fine lo stesso antivirus diventa un nemico da combattere, un nemico famelico che divora risorse (spazio, memoria, processore) per fare un lavoro che, sebbene da voi autorizzato, non sarebbe auspicabile. Per questo ho abbandonato completamente le protezioni in tempo reale (che continuano a scansionare file su file) e solo quando ho il sospetto che ci possa essere qualche infezione nascosta in qualche file che ho ricevuto, utilizzo software comunque efficaci, che, data appunto la gratuità, non offrono protezione residente.

Secondo : dato che i virus per computer (intesi nell’accezione più ampia ovvero di tutto quel codice che non è benvenuto nel pc) “infettano” le nostre macchine esattamente come fanno i virus del mondo animale (non è un caso che si chiamino così), provate a porvi una domanda semplice. “Gli uomini dispongono di anticorpi e si vaccinano contro tutte le possibili infezioni scoperte da quando il genere umano è apparso sulla terra ? ” Ovviamente la risposta è no ma nel vostro computer succede esattamente il contrario. Tutti i moderni antivirus scaricano sul vostro hard-disk le informazioni per poter identificare e curare il più alto numero di infezioni possibili ovvero, in pratica, quasi tutte quelle conosciute anche se ormai praticamente scomparse dalla circolazione. E’ come se in italia ci si curasse ancora contro la peste-nera che colpì Firenze nel 1348.
Eppure i grossi vendor di sistemi di protezione si fanno un vanto di questa caratteristica, spesso portati a questa esasperazione dai cosiddetti laboratori di analisi indipendenti che si prefiggono di misurare l’efficacia di un antivirus sulla base della loro capacità di rilevazione delle infezioni su una base dati di codice malevolo che comprende malware anche vecchio di decenni e che non potrebbe fisicamente infettare i moderni sistemi operativi. Ovviamente ci sono anche delle considerazioni da fare al riguardo: il corpo umano impara a difendersi da certi attacchi e trasmette questa informazione, sottoforma di patrimonio genetico, alle generazioni successive. Questo i computer non possono farlo anche se, azzardando una similitudine coraggiosa, possiamo dire che il patrimonio genetico dei nostri computer (o meglio dei loro sistemi operativi) viene continuamente migliorato ed aggiornato dal rilascio di patch (letteralmente pezze di correzione) che aggiustano o chiudono possibili punti di infezione. Quindi perchè diamine dovrei zavorrare il mio pc con centinaia di migliaia di impronte virali che non sarebbero comunque efficaci ? Pensateci !

Ma insieme all’evoluzione genetica del nostro corpo e del nostro sistema operativo è cambiato anche qualche cosa d’altro: impariamo a vivere in un ambiente più salubre, non ci esponiamo a rischi di contagio inutili, sappiamo riconoscere cibi avariati da quelli freschi, ci laviamo le mani prima di metterci a tavola e di sicuro non sguazziamo nei nostri escrementi. Facciamo lo stesso con il computer ? Purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi, no !

E questo costituisce un problema: purtroppo la percezione comune del computer è simile a quella che si ha di un tostapane. Un macchina, chiusa ed altamente specializzata, che alla pressione di un bottone esegue un ciclo di lavoro e ci si aspetta che lo esegua sempre nello stesso modo. Non è così. E anche se lo fosse (e, ripeto, non lo è) sarebbe assurdo pensare di poter inserire nel tostapane dei pezzi di plastica senza sperimentarne dei risultati quantomeno indesiderabili.

Al contrario l’utenza media (costituita dalla stragrande maggioranza degli utilizzatori di pc) pretende che la macchina sia intrinsecamente sicura e pertanto si sente “liberata” da qualsiasi obbligo di viglianza sul proprio operato e sulle richieste che fanno alla macchina stessa. La dotazione di un sistema antivirus/antimalware, rafforza questa errata percezione e fa calare ulteriormente il già scarso livello di attenzione. Eppure, per quanti antifurti possiate mettere alla vostra lussuosa automobile, se la lasciate in bella-vista, di notte, in un quartiere malfamato … che fine pensate possa fare ?

Il comportamento digitale non è poi molto diverso: sguazzare alla ricerca di software illegale (cosa che continuo a non capire dato che quasi sempre ci sono soluzioni alternative gratuite e open), scaricare allegramente qualsiasi cosa vi proponga un sito internet, abboccare come allocchi al phishing … espone a rischi seri ai quali nessuna protezione antivirus, antiintrusione o altro potrà porre rimedio.

Terzo : esiste una via alternativa di protezione. La conoscenza. Conoscere come funziona un computer, il suo sistema operativo, imparare a riconoscere quali operazioni vengono eseguite senza motivo, distinguere un prompt del sistema operativo da una maschera HTML costruita ad arte, capire a quale sito verrò indirizzato quando clicco sul tal link, ed imparare ad utilizzare le sicurezze intriseche offerte dal mio sistema operativo è sicuramente più efficace che “lasciare” in mano ad altri la mia sicurezza con il rischio, oltretutto, di subire la fallibilità degli stessi programmi che pretendono di proteggermi.

Certo quest’ultimo aspetto è duretto da digerire per i cosiddetti immigrati digitali ovvero coloro che non sono cresciuti con un computer in mano, ma è comunque essenziale. Per i nativi digitali invece solo un consiglio : informatevi e state attenti invece di imbottirvi di aspirine e se vi beccate un raffreddore andate dal medico invece di riformattarvi.

Facebook e i paradossi della privacy

Non lo nego. Anche io ho un account su Facebook e, devo ammetterlo, mi ha permesso di riprendere contatti con tante persone che avevo perso di vista o di cui, tra i tanti cambi di cellulare, avevo perso il numero o l’email. Non c’è che dire: lo strumento in se è stato una bella intuizione e non stupisce il fatto che il numero di utenti sia in costante aumento.

Quello che invece mi stupisce, per lo meno osservando i comportamenti espressi dagli account della mia cerchia di “amici”, è come, con estrema leggerezza, vengano fornite volontariamente – e quindi pubblicate – ogni tipo di informazioni, anche le più personali, senza che ci si pongano delle elementari domande:

  • chi è il responsabile del trattamento dei dati di Facebook ?
  • se decido di cancellare ogni traccia del mio passaggio su Facebook come posso fare ? E soprattutto … si può fare ?
  • chi, oltre a me ed agli “amici” che ho autorizzato, può accedere alle informazioni del mio profilo ?
  • che uso viene fatto delle informazioni che inserisco ?

Insomma, in un mondo in cui il rispetto della privacy viene eletta a bandiera dei diritti inalienabili della persona (vedi caso recente degli utenti che hanno denunciato Google perchè sono stati ripresi nelle foto delle strade abbinate a Google Maps – oppure ancora le recenti invettive contro i sistemi di video sorveglianza e controllo), capirete come un atteggiamento tanto “leggero” abbia del paradossale.

Passo sopra al modo in cui molti utenti percepiscono la “Facebook life” quale assurdo surrogato della vita reale: quello su cui voglio concentrarmi sono alcuni aspetti che, senza entrare in forme di paranoia, quantomeno dovrebbero far pensare.

Punto 1 – A chi forniamo i nostri dati ?

“Ai nostri amici” è la risposta più frequente che sentirete dire. Sbagliato, sbagliatissimo. Tutte le informazioni che inserite utilizzando l’applicazione Facebook vengono concesse in uso al proprietario dell’applicazione Facebook (che per la cronaca è un ragazzo 23enne di nome Mark Zuckerberg) con uffici nello stato di California (USA) e senza stabile organizzazione in Italia. Ovviamente Facebook pubblica queste informazioni nel vostro profilo in modo che i vostri amici possano vederle. Ma quello che è importante è che state fornendo dati ad un soggetto privato, extra UE, che come tale non è tenuto al rispetto delle leggi comunitarie in materia di privacy. E già questo dovrebbe far pensare. Ma non li fornite solo a lui. Ogni volta che accettate di accedere ad una applicazione (tra le mille e mille che affollano Facebook) esprimete un chiaro consenso a che l’applicazione (e quindi i suoi sviluppatori) possa accedere all’intero vostro profilo ed a tutto ciò che vi è contenuto. State quindi fornendo informazioni a soggetti difficilissimi da individuare senza sapere esattamente cosa faranno dei dati che verranno “grabbati” dal vostro profilo.

Punto 2 – Ma posso cancellare ogni mia traccia da Facebook ?

Molti credono che basta cancellare il proprio account da Facebook per passare un panno di spugna su un pezzo di vita digitale. In realtà non è così. La cancellazione non è facile e, in via predefinita, non è prevista dall’applicazione Facebook. Il massimo che potete fare utilizzando l’applicazione stessa è di “sospendere” il vostro account in una specie di limbo elettronico (i vostri contatti scopriranno che non siete più raggiungibili) ma tutto quello che avete dato in pasto a Facebook fino a quel momento resta. E resta su supporti elettronici che, per loro natura sono facilmente duplicabili, necessariamente backuppati e, naturalmente vulnerabili ad abusi di ogni tipo. Le ragioni di questo comportamento trovano giustificazione ufficiale da parte dei responsabili di Facebook nel fatto che viene lasciata la possibilità di “ripensamento” e quindi di riattivare il proprio account ritrovandolo nello stesso stato in cui era stato abbandonato. Condivisibile, anche se fiacca come motivazione. Il paradosso è che, anche se vi siete sospesi da Facebook, qualora la loro rete dovesse subire un attacco e venissero prelevati abusivamente dei dati, vi sarebbero anche i vostri esattamente come quelli degli altri utenti attivi.

Cancellare la propria storia virtuale da Facebook non è facile e non è immediato e, soprattutto, prevede l’utilizzo di canali di comunicazione totalmente diversi da quelli forniti dall’applicazione stessa: in pratica dovete scrivere ai loro uffici, sperare che vi rispondano, chiedere la cancellazione di tutto quanto vi riguarda e sperare, ancora una volta, che ottemperino. Devo subito avvertirvi che dalle esperienze riportatemi da colleghi, non è affatto facile che vi diano retta, e tutto quello che riceverete in risposta è la assicurazione che i vostri dati verranno trattati con il massimo rispetto e non saranno “concessi” a nessuno. Già, penso io, e se ve li fregano ? Insomma, faranno di tutto per resistere alla vostra insistenza fino a quando non minaccerete di adire le vie legali: in quel caso un debole lume di speranza schiarirà il vostro cammino. Ma preparatevi a spendere qualche soldino per far intervenire un vero legale che sappia maneggiare il diritto statunitense e mastichi più che bene l’inglese.

Punti 3 – Ma chi usa i miei dati ? E perchè li usa ?

Nonostante Facebook non abbia ancora oggi un modello di business completamente definito e dichiarato, la punta dell’iceberg è evidentemente fornito dall’advertising (leggasi pubblicità) in linea con le informazioni pubblicate nel profilo. In altre parole: l’applicazione legge le vostre pagine e quelle degli amici che frequentate più spesso e impara a capire cosa vi interessa di più per spararvi la pubblicità più appropriata per il vostro profilo. State pianificando le vacanze ? Ecco che appaiono pubblicità di crocere o stupendi villaggi turistici. Vi scambiate informazioni sulle ricette della nonna ? Ecco apparire la pubblicità di siti o pubblicazioni specializzati in culinaria. Facile no ? Del resto a questo modello ci ha già abituato Google che con il suo advertising mirato ha aperto la strada. L’assuefazione fa in modo che molta pubblicità passi inosservata e i più smaliziati utilizzano vari add-on del proprio browser per difendersi.

Ma questa, come detto, è solo la punta dell’iceberg. Ovvero la parte visibile alla luce del sole. Ed a quello che ci sta sotto non ci pensate ? Così come i sistemi di selezione della pubblicità ci “profilano” così anche altri soggetti possono farlo. Per esempio: una azienda riceve una domanda di impiego da parte di un “talentuoso” candidato. Guarda caso l’azienda, o uno dei suoi responsabili, ha un account su Facebook e stringe “amicizia” con il papabile candidato il quale, ingenuamente, accetta. Ecco qua … la “storia” del candidato, quella vera che non è stata riportata sul curriculum è li pronta per essere esaminata: è un piantagrane ? (flame, insulti ecc); ha famiglia ? (mogli, fidanzate, progetti di matrimonio); non è che pensa di avere un figlio a breve ? di quale orientamento politico è ? chi sono i suoi amici ? che gruppi frequenta ? … c’è tutto di voi. Ed alla fine è possibile che il “talentuoso” candidato venga cassato nonostante referenze impeccabili.

Avete un gatto o un cane per il quale nutrite un affetto smodato ? Come si chiama ? Quante probabilità ci sono che la password che impostate più frequentemente nei vari servizi on-line (remote banking, webmail, chat ecc.) sia proprio il nome dell’animaletto da compagnia o del vostro idolo preferito ? O, più spesso, la vostra data di nascita ?

Un’altra mina vagante sono i “test” e i “quiz”: miliardi di applicazioni che vogliono trovare la vostra somiglianza con le celebrità del momento, dirvi a quanto ammonta il vostro QI, capire se siete dei latin-lover oppure degli sfigati … chi più ne ha più ne metta. E’ tutta attività di profilazione: se a questo aggiungete il fatto che molti pubblicano il loro nome e cognome con data e luogo di nascita completi, diventa un gioco ricostruire il vostro codice fiscale e, voilà, la vostra identità è stata bella che duplicata. Proprio oggi un servizio al tg2 illustrava come il fenomeno delle richieste di finanziamento utilizzando identità fasulle sia in pesante aumento. E chi ne paga le conseguenze sono i legittimi titolari di quella identità e non i truffatori.

Punto 4 – Ma chi è responsabile di eventuali illeciti nell’utilizzo dei miei dati ?

Bella domanda. E la risposta è purtroppo complessa: la natura dello strumento Facebook è tale per cui si sia invogliati, non obbligati, a fornire quante più informazioni possibile perchè in questo modo si è migliormente identificabili da chi ci sta cercando. Difficile, infatti, quando si cerca un “vecchio amico”, distinguere un semplice caso di omonimia dal vero contatto senza avere informazioni aggiuntive (chi conosce ? dove è nato ? dove vive ? che scuole ha frequentato ? ecc.). Quindi nessuno vi ha chiesto dei dati per l’esecuzione di un servizio e pertanto nessuno è tenuto al rispetto della riservatezza in virtù di un rapporto fiduciario tra cliente/fornitore. I dati li avete forniti voi, volontariamente, per scopi personali che possono, ma non necessariamente devono, essere perseguiti tramite lo strumento Facebook. Quindi i responsabili sono gli utenti stessi.

E sapete dove sta l’assurdità ? Nel fatto che se qualcuno vi telefona alla sera, prendendo il vostro numero dall’elenco telefonico, per proporvi un’offerta telefonica, lo mandate a quel paese. Forse un po’ più di coerenza e di buon senso non farebbe male.

A proposito … andarsi a bere una birra con amici veri in bar reale è mille volte meglio che mandarsi un coktail con una applicazione sponsorizzata.